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martedì 15 maggio 2012

Ogni mattina ricomincia da capo

Ci sono mattine che mi sveglio con in mente una parola, una frase, una canzone, un immagine. Ultimamente queste mattine sono tutte le mattine ed ecco che la giornata poi è influenzata da quel pensiero, da quella frase che poi si sedimenta e mette radici accompagnandomi fino a sera.
Allora ho capito l'importanza fondamentale di questa frase, di questa parola o di questa canzone e di quanto sia importante che influenzi positivamente e non negativamente lo svolgersi della giornata.
Stamattina mi sono svegliata con in mente la frase "ogni mattina ricominca da capo", come se qualcuno me l'avesse sussurrata prima che mi svegliassi.
Credo sia una frase che molti si ripetano ultimamente, visto che non è un periodo facile per nessuno: ognuno oggi, in questo momento storico più che mai, ha la sua sfida personalizzata da affrontare.
Ho compreso  profondamente il potere incredibile di queste "parole mattutine".
Mi sento come se ogni giorno avessi la possibilità di riconnettermi con me stessa come se fosse la prima volta e ricominciare. Non bisogna cambiare continente per farlo, è un click che può accadere un giorno qualsiasi, magari mentre stiamo facendo colazione al bar sotto casa.
Ogni giorno possiamo ricominciare da capo, è questa l'incredibile fantasticheria della vita.
Ogni giorno il sole sorge e tramonta, e ogni giorno possiamo sorgere e tramontare anche noi.
Ci sono vermente cose alle quali non vi è soluzione?
E se ci sono, allora possiamo cambiare il modo in cui le osserviamo e scegliere di concentrarci  ogni mattina proprio su quei pensieri, su quelle frasi che ci permettano di predisporci in uno stato che facilita e non ostacola lo scorrere della giornata...
Riporto un brano che oggi mi è capitato tra le mani, che fa parte di una dispensa di un corso che sto frequentado nel quale si lavora proprio sulla consapevolezza del momento presente (mindfulness) , e  il brano si intola "Se dovessi rivivere la mia vita".

Vorrei fare più errori la prossima volta. Vorrei rilassarmi, vorrei scaldarmi. Vorrei essere un po' più folle di quanto sia stata questa volta. Vorrei prendere le cose meno sul serio. Vorrei avere maggiori opportunità. Vorrei scalare più montagne e attraversare più fiumi. Vorrei mangiare più gelati e meno fagioli.


Vorrei, forse, avere più problemi e preoccupazioni reali, ma averne meno di immaginari. Vedete, sono una di quelle persone che vive sensatamente e giudiziosamente ora dopo ora, giorno dopo giorno.


Oh certo, ho avuto i miei momenti,  e se dovessi vivere di nuovo ne avrei ancora di più.
Infatti vorrei provare a non avere altro- solo momenti, uno dopo l'altro- invece di vivere così tanti anni sempre in anticipo su ogni singolo giorno.


Sono stata una di quelle persone che non è mai andata da nessuna parte senza termometro, senza una bottiglia d'acqua calda, senza un impermiabile, senza un paracadute. Se dovessi vivere di nuovo, viaggerei più leggera.


Se dovessi rivivere la mia vita prima, in primavera, camminerei... camminerei scalza, dopo, in autunno, mi fermerei.
Danzerei di più, andrei di più sulle giostre. Forse coglierei più margherite....

Nadine Stair, 85 anni
Louisville, Kentucky



E tu?





Forse coglierei più margherite....


giovedì 2 febbraio 2012

Esercizio di consapevolezza

Vorrei condividere un libro importantissimo per me che mi è stato consigliato dall' insegnante del trainning Mindfulness che ho frequestano lo scorso anno, una donna che stimo molto e un insegnante per me in tanti modi.
Questo libro è in inglese e si chiama "Here For Now. Leaving with Cancer Through Mindfulness." di Elena Rosenbaum:  è la storia di una donna, che praticava già Mindfulness da diverso tempo, e si trova a dover affrontare un linfoma e decide di applicare l'approccio Mindfulness per tutta la durata della sua malattia e guarigione.
E' un libro che mi ha aiutato molto e lo consiglio vivamente. Sarebbe bello  averlo  tradotto in italiano, per questo vorrei condividere qualche cosa tratta dal suo libro che mi è stata molto d'aiuto.
Intanto questo è il libro:


Il breve esercizio che segue è stato tradotto direttamente dal libro, ho scelto questo perchè ho pensato che può essere utile a chiunque. Avere consapevolezza di ciò che ci fa star bene è una chiave importantissima per poi decidere ogni volta che si vuole, di sentirsi in quella condizione.
Basta pensare alla mutevolezza dell'umore, ecco secondo me è possibile inserirsi in quegli spazi di mutevolezza e piantare un seme di serenità per i momenti seguenti.



Piccoli sostegni: Un esercizio di Consapevolezza


Fattori interni, cosi come i fattori esterni possono giocare un ruolo importante nel favorire o meno il tuo benessere. Può essere utile prenderti un po' di tempo per notare che cosa adesso nella tua vita ti aiuta  star bene, incoraggia la tua creatività. Ci sono spesso cose semplici che noi diamo per scontate  che possono fare la differenza in come ci sentiamo. Per esempio, noto che sono sensibile alla luce e ai giorni di sole. Noto che sedendomi in una stanza che è luminosa  e dipinta di un colore allegro può tirarmi su di spirito. Trovo che vestirmi di colori brillanti può  influire sul mio umore. Amo la sensazione dell'acqua sulla mia pelle quando faccio una doccia. Rispondo positivamente ad un sorriso. Ognuno puo riconoscere nella propriva vita situazioni analoghe.


METTITI IN UNA POSIZIONE COMODA, ora, e permetti al tuo corpo, alla tua mente di rilassarsi, prenditi qualche momento e chiediti: Che cos'è che favorisce il mio benessere? Che cos'è che mi fa stare bene?
Lascia che la tua mente vada indietro di qualche giorno e prendi nota di cosa ti abbia aiutato a stare in uno stato di quiete e ti abbia confortato o che ti abbia fatto sorridere.  Fai scorrere nella tua mente tutte le situazioni che hai vissuto, i momenti in cui puoi dire che una determinata cosa ti faceva sentire in pace, felice, leggero/a.  Chiameremo quei gesti, quelle azioni che favoriscono quello stato di benessere "sostegni". Adesso potresti per il momento appuntarti che cosa ti viene in mente e continuare  a fare attenzione a ciò che fai durante le tue attività, aggiungendo alla lista i vari "sostegni" che già usi nelle tue relazioni, nel tuo lavoro e ambiente.
Semplicemente nota che cosa la tua mente ti suggerisce, lasciando andare qualsiasi pensiero di giudizio o di autocritica per che cosa ancora non sia nel giusto posto. Se ne hai voglia  potresti  tenere un diario giornaliero in cui appunti ciò che noti, pensieri, sensazioni, che emergono e facilitano il tuo benesere e ti facilitano la vita.
Ricorda le cose piccole sono importanti. Più riesci ad essere consapevole di questi momenti che ti portano pace e gioia, più hai possibilità di essere felice.



Questo è un esempio di approccio Mindfulness.
Mindfulness vuol dire: porre attenzione consapevole non giudicante al momento presente.
Letteramente significa mente-piena, che sarebbe mente consapevole. Ci sono infiniti modi di tradurre questa parola e si può comprendere meglio il suo significato studiando e praticando. Negli Stati Uniti esiste la "Stress Reduction Clinic", nello stato di Massachusetts, che applica regolarmente questi protocolli di riduzione dello stress ottenendo importanti risultati,  verificati scientificamente.
Qui il sito della clinica.

Per chi volesse interessarsi, consiglio di leggere i libri di Jon Kabat-Zinn, medico statunitense,  fondatore e direttore della Clinica per la riduzione dello Stress presso l’Università del Massachusetts e professore nel dipartimento di Medicina preventiva e comportamentale.

Segnalo inoltre il sito del Centro Italiano Mindfulness di cui sono socia, e sul quale potete trovare tante informazioni utili, link, e insegnanti validi.





sabato 14 gennaio 2012

Meditare qui ed ora

Ci sono tantissimi modi per meditare, ma poi in realtà il fine è sempre lo stesso. La meditazione può essere anche un modo per mettersi in contatto, con chi è credente, con Dio e con l’Assoluto.
Quello che credo io, è che la meditazione è un incredibile strumento di auto-conoscenza ed auto-osservazione. Meditando, finalmente, si ha la possibilità di accedere ad una dimensione di consapevolezza, difficile da coltivare durante lo scorrere frenetico delle giornate e delle attività.

Ho iniziato a meditare più di un’anno fa, mi ricordo benissimo il momento in cui ha avuto inizio. Stavo a casa,  quel giorno avevo la testa piena che traboccava di pensieri. Era un  continuo andare e tornare in dietro nel tempo: quello che è successo, quello che succederà, domani dove sarò, perché ho detto quella cosa a quella persona, ma possibile che riuscirò a fare tutto quello che voglio.. Pensieri assillanti e immobilizzanti. Quando ci si ritrova in un flusso di pensieri così denso, è difficile veramente agire, e si iniziano a  perdere energie. Non è un caso che nella parola meditazione, sia contenuta “azione”: la meditazione non vuol dire assenza di tale azione ma anzi è il terreno che viene preparato per poi successivamente poterla  dirigere  in maniera più decisiva e funzionale (questo è uno dei benefici più grandi di questa pratica..).

Insomma me ne stavo persa nei miei pensieri… Ad un certo punto, mi sono seduta per terra, ho chiuso gli occhi e intensamente ho iniziato a ripetermi “voglio stare qui ed ora”, più volte dentro di me, concentrandomi sulle sensazioni che momento dopo momento mi arrivavano. E piano piano i pensieri hanno iniziato a rallentare, e ho cominciato a percepire uno stato di profonda quiete….


Per me è stata una scoperta, nonostante fossero anni che praticassi yoga questa è stata l’esperienza più importante, perché in quel momento mi sono esattamente resa conto di quanto possa essere limitante un flusso di pensieri incessante e “petulante”. Fino a quel momento non avevo “visto” i miei pensieri e meditare era soltanto un modo per rilassarmi.

Comprendere e vedere che i pensieri sono soltanto un “prodotto” della mente, e che noi non siamo né la mente né il pensieri è qualcosa di veramente liberatorio! Il trucco è porsi come osservatori, e osservare il flusso dei pensieri come se fosse una pellicola di un film che scorre e smettere di identificarsi con quel film.

La meditazione che poi ho iniziato a praticare, è quella semplice basata inizialmente sulla concentrazione sul respiro.  Questa tecnica viene chiamata “vipassana”, ed ha origini antichissime.

Sono venuta a conoscenza del metodo “Mindfulness”, nato trent’anni fa negli Stati Uniti, ideato da J.Kabat Zinn, e che da diversi anni sta mettendo piede anche in Italia. Mi sono così appassionata che ho poi fatto il corso per diventare trainer (che sto ancora facendo..).

E ho scoperto che negli ultimi quindici-ventanni, la comunità scientifica ha dedicato sempre più spazio a quest’antica tecnica di meditazione, che ha mostrato possedere virtù benefiche per la salute, o come diciamo noi occidentali, una notevole efficacia terapeutica per molti disturbi e  problemi psicologici e fisici.

La mindfulness è uno delle tecniche psicologiche più antiche (oltre 2500 anni!), ma anche una delle più avanzate.

Ci sono un’infinità di ricerche scientifiche, purtroppo molti articoli sono in inglese, ma si trova anche in Italiano se ci si mette a cercare con un po' di pazienza.

Hanno sostanzialmente scoperto che dopo soli 2 mesi di meditazione, la mente cambia, e si riduce lo stress notevolmente, si possono curare disturbi d’ansia, di depressione e sindromi dolorose.

Meditare riduce il dolore del 50%. (!!!)

Nel caso di una malattia, meditare, può aiutare tantissimo ad affrontare le cure, a ritrovare un proprio centro, e viversi quello che viene con più serenità.

Certo, inizialmente bisogna fare un piccolo sforzo, coltivare la routine. Ma i risultati non tardano ad arrivare. Perché non provare?

Si può provare anche da soli, ma se non si ha dimestichezza con questo mondo può risultare complicato, perciò è meglio trovarsi un insegnante oppure procurarsi un libro se non si può uscire di casa. (sto preparando una lista di libri da inserire prossimamente)


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